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Economia & Mercati

Economia & Mercati - Quarto Trimestre 2015

Outlook macroeconomico e scelte di asset allocation – Quarto trimestre 2015

30/10/2015

Introduzione

Nel terzo trimestre gli asset rischiosi hanno risentito del riemergere dei timori per la crescita globale. La miccia è stata la Cina, dove gli indicatori dell’attività economica hanno continuato a indebolirsi e gli interventi delle autorità nei mercati azionari e valutari hanno lasciato gli investitori perplessi circa la futura direzione delle politiche economiche. Molti si interrogano anche sulla capacità dei policy maker di controllare l’economia. La Federal Reserve ha contribuito all’incertezza rinunciando all’opportunità di abbandonare la politica di tassi zero in settembre e inducendo gli investitori a domandarsi se la banca centrale fosse al corrente di qualcosa che loro non conoscevano. Intanto la crisi greca, che aveva dominato la scena nel secondo trimestre, è scivolata nelle retrovie dopo l’accordo raggiunto nell’UE su un nuovo piano di salvataggio.

La continua divergenza tra le economie emergenti e sviluppate rimane uno dei temi fondamentali del 2015 e gli indicatori anticipatori suggeriscono che sia destinata a persistere nei prossimi mesi. Tuttavia, il mondo sviluppato non sarebbe immune a un significativo rallentamento della Cina, e la nota sulla strategia di questo trimestre si concentra sulle implicazioni che il concretizzarsi di tale scenario avrebbe per le economie e i mercati globali.

Nel complesso, nell’asset allocation continuiamo a privilegiare le azioni con una preferenza per i mercati sviluppati. Questo orientamento rispecchia essenzialmente il livello appetibile dei premi al rischio azionario; tuttavia, date le incertezze relative all’economia mondiale, nei nostri portafogli manteniamo un assetto neutrale sulla duration. L’aumento del rischio di un hard landing della Cina è una delle ragioni che ci induce a restare sottoesposti ai mercati azionari emergenti, nonostante il valore offerto dalla regione.

La ricerca di questo trimestre si sofferma sul ruolo dei riacquisti di azioni proprie nel comportamento delle imprese; abbiamo incluso anche l’aggiornamento annuale delle nostre previsioni sulle performance a sette anni, nel quale valutiamo le prospettive a medio termine per diverse asset class.

Keith Wade, Chief Economist e Strategist, Schroders

12 ottobre 2015

 

Analisi di asset allocation: Gruppo Multi-Asset

Panoramica globale

Analisi economica: La Cina e i mercati emergenti catalizzano l’attenzione dei mercati finanziari dall’inizio di agosto. Il nostro Asset Allocation Committee ritiene che il principale rischio estremo sia oggi costituito da un hard landing della Cina, e la decisione della Federal Reserve (Fed) di non innalzare i tassi in settembre è stata profondamente influenzata proprio dagli sviluppi nella seconda economia mondiale.

Negli Stati Uniti la debolezza delle commodity e il vigore del dollaro deprimono i prezzi al consumo, dando alla Fed più tempo per mantenere i tassi prossimi a zero. La banca centrale statunitense ricerca attentamente segnali di un hard landing in Cina, che aggraverebbe le spinte deflazionistiche nell’economia mondiale.

Di certo tali sviluppi manterranno l’inflazione statunitense a livelli contenuti nel breve periodo, ma ravvisiamo comunque pressioni sui prezzi interni derivanti dal mercato del lavoro. Secondo la maggior parte delle stime il tasso di disoccupazione ha ormai raggiunto il livello di equilibrio e, date le tendenze in atto, continuerà a diminuire nei prossimi mesi. È vero che i salari non hanno ancora evidenziato un’accelerazione, ma siamo convinti che sia solo una questione di tempo prima che si registri un aumento dei costi del lavoro.
Tuttavia, dati i trend deflazionistici globali, occorreranno indicazioni convincenti di un rialzo dei salari prima che la Fed possa dirsi fiduciosa in un ritorno dell’inflazione verso il target del 2%. Questo potrebbe richiedere tempo: se consideriamo l’Employment Cost Index, ritenuto il miglior indicatore delle pressioni salariali nell’economia, dovremo aspettare la prossima pubblicazione a fine ottobre, e poi probabilmente quella di fine gennaio, per poter individuare con ragionevole certezza un aumento dei costi del lavoro.

Tuttavia, dato che i fattori esterni prevalgono attualmente su quelli interni, si potrebbe sostenere che le prospettive sulla Fed dipendono da quelle relative alla Cina. A nostro avviso nei prossimi mesi il Paese potrebbe beneficiare di uno stimolo fiscale, ma il quadro sottostante è quello di un’economia la cui crescita continua a rallentare. I nostri indicatori suggeriscono che il tasso di espansione scenderà verso il 6% nel 2016 a causa degli ostacoli strutturali posti dall’eccesso di capacità produttiva. In breve, nessun hard landing, ma neppure una chiara ripresa.

In Europa la Grecia ha finito per accettare le condizioni dei creditori per sbloccare fondi addizionali ed evitare un’uscita dall’euro, ma solo dopo una velata minaccia di esclusione dall’eurozona. Più di recente, come negli Stati Uniti, l’attenzione si è concentrata sulla decelerazione in Cina e sul suo impatto sulla crescita nella regione. Inoltre, l’agenda politica è stata dominata dalla crisi dei rifugiati, che ha provocato non pochi dissidi tra gli Stati membri a causa dell’imposizione di quote di accoglienza.

Intanto l’economia giapponese sembra essere tornata in recessione nel terzo trimestre, con il PIL avviato alla seconda contrazione consecutiva. Questo sviluppo deludente è dovuto all’indebolimento della domanda esterna proveniente dai partner commerciali asiatici.

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