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Parola d'esperto

Aspettando la BCE. Draghi sarà ancora "super-Mario"?

Forse è arrivato il momento che le autorità di politica monetaria pensino a qualcosa fuori dagli schemi, se vogliono mantenere la propria credibilità. In vista del meeting di giovedì 10 marzo della Banca centrale europea, sono tre i fattori ad aver delineato un quadro favorevole a potenziali ulteriori allentamenti di politica monetaria: bassi prezzi del petrolio; timori per la crescita globale; deterioramento delle aspettative sull’inflazione basate sull’andamento del mercato.

01/04/2016

Keith Wade

Keith Wade

Chief Economist and Strategist

Aspettando la BCE

Keith Wade, Chief Economist & Strategist

Forse è arrivato il momento che le autorità di politica monetaria pensino a qualcosa fuori dagli schemi, se vogliono mantenere la propria credibilità. In vista del meeting di giovedì 10 marzo della Banca centrale europea, sono tre i fattori ad aver delineato un quadro favorevole a potenziali ulteriori allentamenti di politica monetaria:

  • - bassi prezzi del petrolio;
  • - timori per la crescita globale;
  • - deterioramento delle aspettative sull’inflazione basate sull’andamento del mercato.

Risposte di politica monetaria simili a quelle già date in passato, cioè tagli dei tassi o un’espansione del QE, potrebbero non produrre nel medio periodo risultati significativamente diversi da quelli osservati finora, con crescita e inflazione basse, in un contesto di espansione economica globale debole.
Sono queste considerazioni forse a spingere il mercato a chiedersi quali siano le politiche veramente efficaci che le Banche Centrali possono ancora porre in essere.

Ammettere la sconfitta di fronte alla persistente debolezza dell’inflazione comporterebbe una revisione al ribasso a livello globale dei target sui prezzi al consumo, qualcosa di completamento nuovo.
In particolare, il presidente della Bce, Mario Draghi, è stato risoluto nel sottolineare di non essere disposto ad “arrendersi” alla bassa inflazione.

Per almeno tutto lo scorso decennio, il credo generale dei mercati è stato che, al di là della situazione, le Banche Centrali avrebbero aiutato a limitare le perdite negli asset rischiosi, tagliando i tassi di interesse o introducendo il QE (idea conosciuta anche come “opzione put”). Questa scuola di pensiero è stata messa in discussione nelle ultime settimane, in quanto le ulteriori azioni di politica monetaria possibili a disposizione degli Istituti centrali appaiono limitate, perlomeno se confrontate a quelle disponibili in passato.

La politica monetaria è stata mantenuta molto accomodante. Ciononostante, è difficile vedere segnali di forte crescita e inflazione.

Il problema dell’inflazione è che più a lungo resta bassa, più si consolidano le basse aspettative di lungo periodo sull’andamento della stessa. Questo non è solo un problema europeo, visto che le attese sull’inflazione media a 6-10 anni stanno calando in tutti i mercati principali. Anche le aspettative dei consumatori sull’indice dei prezzi al consumo si sono deteriorate negli ultimi anni.

Le attese di medio-lungo periodo sull’inflazione hanno seguito un trend ribassista dal 2011 e i livelli attuali sono prossimi ai minimi storici (nonostante si mantengano ancora ben al di sopra del target di inflazione al 2%).
Con l’inflazione, o l’assenza di essa, il meeting della Bce e le parole del presidente, Mario Draghi, saranno inevitabilmente un argomento chiave per gli investitori.

Il mercato ha già soprannominato il presidente della Bce “Super Mario” dopo l’annuncio a sorpresa del programma di acquisto asset (QE) a gennaio 2015. Domani scopriremo se il soprannome sarà ancora meritato, dopo la delusione del meeting di dicembre.

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Le opinioni e i pareri contenuti nel presente documento sono stati espressi da Keith Wade, Chief Economist & Strategist e non rappresentano necessariamente la visione aziendale dell’Investment Management di Schroders. Solo per consulenti e investitori qualificati. Il presente documento non è adatto all’utilizzo da parte di clienti privati. Il presente documento è stato redatto a fini informativi e non è da considerarsi in alcun caso materiale promozionale. Le informazioni fornite non costituiscono un’offerta, né un invito all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il materiale non è inteso e non deve essere utilizzato a scopo di consulenza contabile, giuridica o fiscale e neppure di raccomandazione d’investimento. Le informazioni contenute nel presente documento sono ritenute affidabili, tuttavia Schroders non ne garantisce la completezza o l’esattezza. Schroders non è responsabile di eventuali errori relativi a fatti o opinioni. Ciò non esclude o limita in alcun modo gli obblighi o le responsabilità di Schroders nei confronti dei suoi clienti a norma del Financial Services and Markets Act 2000 (e successive modifiche) o di qualunque altro regolamento. Le previsioni riportate nella presentazione sono il risultato di un modello statistico basato su una serie d’ipotesi. Le previsioni sono soggette a un elevato grado d’incertezza dovuta a fattori economici e di mercato futuri che potrebbero influire sulle effettive performance. Le previsioni sono fornite a titolo esemplificativo e aggiornate alla data odierna. Le nostre previsioni potrebbero variare significativamente in funzione dei cambiamenti delle ipotesi di base dovuti, tra le altre cose, ai mutamenti economici e di mercato. Non ci assumiamo alcun obbligo di fornire aggiornamenti o modifiche ai dati forniti al variare delle ipotesi, condizioni economiche e di mercato, modelli o altre variabili coinvolte. Pubblicato da Schroders Italy SIM S.p.A., via della Spiga 30, 20121 Milano.