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Inflazione: la Fed riuscirà a garantire un 'soft landing'?


Gli economisti e la Fed non sono riusciti a prevedere la portata e la persistenza delle pressioni inflazionistiche. È quindi ora di preoccuparsi dell'inflazione? E tutto ciò rende una recessione più probabile?

Nonostante i dubbi sul fatto che le banche centrali non siano totalmente focalizzate sull'obiettivo di ridurre l'inflazione,esse hanno segnalato di essere impegnate a ripristinare la stabilità dei prezzi.

Tra i vari commenti da parte dei banchieri centrali, il vice-Presidente della Fed Lael Brainard, noto per la sua posizioneda 'colomba', ha dichiarato che "l'inflazione è molto alta, farla scendere è la priorità".

È forse vero che la Fed è stata lenta nell'avviare il tightening, ma dopo il decollo ha comunicato una serie di rialzi dei tassi insieme alla riduzione del suo bilancio attraverso il quantitative tightening. Ci aspettiamo che la Banca Centrale Statunitense alzerà i tassi dei fed fund in ognuno dei prossimi meeting di quest'anno, dopo il rialzo di 50 punti base di maggio , che ha portato il costo del denaro all'interno di un range tra lo 0,75% e l'1%.

La Fed riuscirà a garantire un 'soft-landing', ovvero ridurre l'inflazione senza innescare una recessione?

Sostanzialmente la Banca Centrale deve ristabilire l'equilibrio tra domanda e offerta, in modo che il rallentamento dell'economia sia sufficiente ad allentare le pressioni sui salari e sui prezzi.

Per garantire il 'soft landing', la Fed dovrà fare tutto ciò in maniera graduale, portando quindi a un rallentamento del tasso di crescita al di sotto del trend, e non a una recessione con un calo della produzione e un rapido aumento della disoccupazione .

Tuttavia, è più facile a dirsi che a farsi.

La storia ci insegna che le recessioni degli anni '80 e '90 sono state conseguenti a un brusco aumento dell'inflazione, come quello che stiamo vivendo oggi. Sebbene anche allora si parlasse molto di 'soft landing', ciò non avvenne.

Ci sono tre motivi per cui le probabilità di una recessione sono attualmente elevate.

In primo luogo, sembra che l'inflazione si stia consolidando. L'inflazione è elevata e diffusa, mentre il mercato del lavoro è rigido. L'aumento dei prezzi 'vischiosi' è particolarmente preoccupante, poiché per loro natura si muovono più lentamente e impiegano più tempo a scendere.

Ciò consentirebbe di avere più tempo per lo sviluppo di effetti di secondo round, in cui i salari seguono i prezzi più alti, portando a un'ulteriore serie di aumenti dei prezzi.

Di conseguenza, il compito delle banche centrali di riportare l'aumento dei prezzi verso il target è più difficile: la politica monetaria deve essere più restrittiva per allineare la domanda all'offerta. In questo contesto, potrebbe essere necessaria una recessione per far scendere l'inflazione.

In secondo luogo, la politica monetaria è uno strumento poco incisivo. Per la maggior parte degli ultimi quarant'anni, le teorie di Milton Friedman hanno fatto sì che le politiche monetarie si siano accreditate come uno strumento per domare l'inflazione.

Tuttavia, Friedman sosteneva che la politica monetaria agisce con ritardi lunghi e variabili. Anche gli effetti di fiducia giocano un ruolo importante. Il timore di una recessione può ad esempio diventare una teoria che si autoavvera, con conseguenti tagli alla spesa.

I modelli delle banche centrali forniscono ai policymaker un'indicazione di quanto siano lunghi questi ritardi, ma non sono precisi. Giudicare quanto debba essere restrittiva la politica monetaria è difficile e la tentazione è quella di continuare ad alzare i tassi finché non succede qualcosa. Questo è stato il modello degli anni '80 e '90.

Infine, questa decisione sulla politica monetaria oggi è resa più complessa da ciò che sta accadendo altrove:

  • La politica monetaria sta vedendo o è destinata a vedere un inasprimento in tutto il mondo in risposta all'inflazione, non solo negli Stati Uniti. Di conseguenza, gli scambi commerciali a livello globale e la domanda esterna saranno più deboli.
  • L'attività economica in Europa risente in modo significativo della guerra in Ucraina e degli sforzi per imporre un embargo sull'energia russa.
  • L'aumento dei prezzi delle materie prime agisce come una tassa sui consumi, riducendo i redditi reali e la spesa in tutto il mondo.
  • La Cina non sta inasprendo la politica monetaria, ma la politica 'zero Covid' sta pesando sull'economia.
  • Infine, la politica fiscale sta facendo marcia indietro dopo il massiccio sostegno nella fase più acuta del Covid.

Pertanto, il compito di garantire un 'soft landing' sembra particolarmente impegnativo al momento. I tassi di interesse saliranno ancora, poiché partono da livelli bassi, inferiori al tasso di "equilibrio".

Quando un'economia è a pieno regime, questo è il tasso necessario per evitare un'eccessiva stimolazione (con possibili indebite pressioni inflazionistiche) o una sotto-stimolazione (con possibile contrazione economica e rischio di deflazione).

Prevediamo altri cinque rialzi consecutivi dei tassi, con un picco dei tassi sui fed funds al 2,5-2,75% a fine anno. Alcuni ritengono che questi valori siano coerenti con una politica neutrale della banca centrale.

Tuttavia, visti gli attuali venti contrari, la stretta potrebbe essere tale da causare un ribaltamento dell'economia degli Stati Uniti. L'inflazione sarà sotto controllo, ma il prezzo da pagare potrebbe essere una recessione.

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