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Snapshot - Parola d'esperto

Il limbo della Brexit avrà mai fine?

Un’impasse che fa male all’economia

11/04/2019

Azad Zangana

Azad Zangana

Senior European Economist and Strategist

Il Regno Unito ha ottenuto una seconda estensione della deadline stabilita dall’Articolo 50, evitando la Brexit ‘no-deal’ che si sarebbe verificata il 12 aprile. Ora il Paese avrà tempo fino al 31 ottobre per approvare il Withdrawal Agreement attuale, sebbene vi siano state delle divergenze tra gli Stati dell’UE su quanto a lungo concedere al Regno Unito di rimanere nell’Unione.

Nonostante il Primo Ministro Theresa May avesse formalmente richiesto un’estensione fino alla fine di giugno, la maggior parte dei leader dell’UE avrebbero preferito un rinvio più lungo e hanno spinto per un’estensione fino alla fine dell’anno o addirittura oltre.

Tuttavia, il Presidente francese Emmanuel Macron, secondo quanto riportato, ha espresso preoccupazione sulla possibilità che Londra interferisse con gli affari dell’Unione Europea, ad esempio votando contro l’approvazione del budget annuale. Macron avrebbe quindi spinto per un’estensione molto più ridotta.

Se lo stallo dovesse continuare, il Regno Unito dovrebbe partecipare alle elezioni parlamentari del 23 maggio e fare marcia indietro a luglio. Theresa May continua a sperare che ciò possa essere evitato con la rettifica del Withdrawal Agreement prima del 22 maggio, che porterebbe ad una Brexit anticipata.

A giugno verranno esaminati i progressi sulla Brexit in UK e le possibili interferenze da parte di Londra negli affari dell’UE. Tuttavia, è probabile che questo passaggio servirà semplicemente a confermare una data anticipata per la Brexit se il Regno Unito avrà fatto abbastanza progressi. È improbabile che venga anticipata la nuova scadenza rigida del 31 ottobre o che vi siano sanzioni per comportamenti scorretti.

Guardando avanti, sebbene un rinvio sia preferibile ad una Brexit ‘no-deal’ per l’economia e per la sterlina, la mancanza di condizioni nella concessione dell’estensione ha indebolito gli incentivi per il Parlamento britannico a trovare una soluzione.

Theresa May si è resa conto che la divisione nel suo partito rende necessario trovare un’intesa con il principale partito di opposizione, il Labour Party. Il Primo Ministro si è offerta di mettere in discussione i piani per i futuri rapporti con l’UE, dato che i laburisti hanno richiesto un legame più stretto di quanto previsto dai piani del Governo. Theresa May ha offerto di tenere una serie di voti indicative da decidere di comune accordo, nel caso in cui i due partiti non riescano a raggiungere un compromesso che porti all’approvazione del Withdrawal Agreement.

La probabilità che le discussioni tra il Primo Ministro e il Labour Party portino ad un accordo sono molto basse. Theresa May di recente ha rivelato di volersi dimettere dal proprio incarico una volta completata la Brexit. Ciò significa che la prossima fase delle negoziazioni potrebbe essere condotta da un nuovo Primo Ministro del Partito Conservatore, con una visione potenzialmente molto diversa da quella di May. Di conseguenza, la fiducia tra i due partiti è molto bassa.

Inoltre, la via dei voti indicativi si sta esaurendo. Poiché il Governo ha perso il controllo dell’attività della Camera dei Comuni nelle ultime settimane, è stato possibile per i membri di diversi partiti proporre tali votazioni. Tuttavia, l’unica votazione che ha avuto successo e che è stata resa legge è stata quella riguardante l’accordo sull’esclusione di una Brexit ‘no-deal’ dall’insieme delle opzioni percorribili e sull’incarico al Governo di cercare un’estensione.

Nel complesso, fatichiamo a immaginare cosa potrebbe sbloccare l’impasse. Vi è un’elevata probabilità che in occasione della review di giugno vengano richieste azioni più decise, prima che un’altra riunione di emergenza dell’UE possa concedere un’ulteriore estensione alla fine di ottobre.

Nel frattempo, l’economia continua a soffrire. I sondaggi sulle imprese suggeriscono un contesto di crescita debole, con la maggior parte dell’attività concentrata sull’accumulo di scorte in preparazione alla Brexit, piuttosto che essere rivolta alla domanda attuale. Ad un certo punto l’accumulo raggiungerà un limite e l’output inizierà a rallentare per adeguarsi alla crescita più debole dei consumi e degli investimenti.

Per quanto riguarda la politica monetaria, la Bank of England avrebbe voluto alzare i tassi, portandoli a livelli più normali, ma è stata frenata dai rischi di downside per l’economia legati alla Brexit.

Vi è ora la possibilità che, con un rinvio più lungo, la BoE decida di alzare i tassi a maggio – una probabilità che stimiamo al 20%. Tuttavia, è più probabile che si attenda il completamento della Brexit. Ciò implica che il rialzo da noi previsto per agosto sarà posticipato, potenzialmente a novembre o più tardi ancora, data la possibilità di un’ulteriore estensione oltre ottobre.

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