Cosa conta di più per gli investitori in un contesto di volatilità "permanente"?
L’incertezza sta diventando la norma, affermano gli investitori, che stanno adattando le proprie strategie per affrontare – e massimizzare – una volatilità persistentemente più elevata.
L’85% degli investitori globali prevede un aumento della volatilità nei prossimi 12 mesi, secondo l’ultima edizione della Global Investor Insights Survey di Schroders. L’indagine annuale, che quest’anno ha coinvolto oltre 1.000 investitori in tutto il mondo nel periodo successivo allo scoppio della guerra in Iran, offre un’istantanea delle preoccupazioni e delle intenzioni degli investitori.
La volatilità come nuova normalità, con fattori a lungo termine
La grande maggioranza prevede una volatilità più elevata nel prossimo anno con cause che vengono attribuite a fattori strutturali di lungo termine. I tre principali rischi geopolitici citati sono: il conflitto in Medio Oriente (69%), l’incertezza nella politica estera e nella leadership globale degli Stati Uniti (67%) e le minacce alla sicurezza energetica (60%). Quest’ultimo elemento rappresenta una preoccupazione chiave: alla domanda sui rischi futuri destinati a incidere sui portafogli, il rischio più menzionato è stato “shock dei prezzi delle materie prime e dell’energia” (26%).
Implicazioni per la costruzione di portafoglio: diversificazione globale e opportunità
Alla luce delle aspettative di volatilità, gli investitori stanno assumendo un approccio sia più difensivo che opportunistico. Alla domanda su come intendano reagire, gli investitori hanno indicato che cercheranno opportunità di acquisto (49%), aumenteranno la diversificazione geografica fuori dagli Stati Uniti (47%) e si orienteranno verso asset difensivi, simili alla liquidità (40%).
Le tre asset class considerate in grado di offrire i maggiori benefici ai portafogli sono: azioni globali (37%), azioni a piccola o media capitalizzazione (32%) e asset reali come immobili o infrastrutture (28%).
Figura 1. Quali dei seguenti cambiamenti nel portafoglio stai apportando / pianificando di fare?
Fonte: Sondaggio Schroders Global Investor Insights 2026. Ai rispondenti è stato chiesto di selezionare fino a tre opzioni.
Anche gli obiettivi di portafoglio hanno subito un cambiamento simile. I tre principali obiettivi nell’attuale contesto sono: diversificazione (84%), protezione dai ribassi o conservazione del capitale (83%) e, solo in terza posizione, crescita del capitale (61%).
Il passaggio verso la gestione attiva
Gli investimenti a gestione attiva, rispetto alle strategie passive che replicano la composizione del mercato, emergono come una soluzione centrale. Come evidenziato, quasi un terzo degli investitori (31%) prevede di spostare asset dalla gestione passiva a quella attiva.
È diffusa la convinzione che gli approcci attivi possano offrire benefici nei mercati attuali: l’85% degli intervistati si dichiara “abbastanza o molto” fiducioso che la gestione attiva contribuirà a raggiungere i propri obiettivi.
Johanna Kyrklund, Group Chief Investment Officer di Schroders, ha dichiarato: "Gli investitori stanno ripensando i portafogli mettendo al centro diversificazione e resilienza, mentre devono gestire al contempo il rischio geopolitico. È significativo che, in questo contesto, una schiacciante maggioranza degli investitori esprima fiducia nel fatto che i gestori attivi possano aiutare a raggiungere questi obiettivi nei prossimi 12-18 mesi. La capacità di essere selettivi, gestire il rischio e rispondere dinamicamente a condizioni di mercato in rapida evoluzione rappresenta il nostro vantaggio attivo per navigare in acque più agitate."
Scopri di più sulle attuali preoccupazioni degli investitori e su come stanno rispondendo su Schroders Global Investor Insight Survey 2026
Limitare il rischio di concentrazione con l'allocazione attiva
Il fatto che i mercati siano a massimi storici o vicini – in un contesto caratterizzato da molteplici rischi e maggiore volatilità – contribuisce a spiegare perché oggi gli approcci attivi siano particolarmente interessanti. Gli investitori evidenziano sia le qualità difensive della gestione attiva sia il potenziale di generare extra rendimento grazie alle inefficienze di mercato.
Le tre caratteristiche della gestione attiva che generano maggiore fiducia sono: la capacità di generare sovraperformance (61%), navigare l’incertezza (53%) e gestire gli elevati livelli di concentrazione nei mercati azionari (48%).
Quest’ultimo aspetto rappresenta una preoccupazione da diversi anni e sta riemergendo, anche a causa dell’interesse per l’intelligenza artificiale che sta spingendo al rialzo i prezzi delle società già dominanti negli indici. Attualmente, ad esempio, le azioni statunitensi rappresentano oltre il 70% dell’indice MSCI World. All’interno dell’S&P 500 si osserva un’ulteriore concentrazione significativa: le dieci maggiori società costituiscono quasi il 40% dell’indice, in crescita rispetto a meno del 20% nel periodo 2015-2016*.
Il paradosso dell'IA: opportunità e disruption
L'intelligenza artificiale introduce un ulteriore livello di complessità nello scenario macro. Gli investitori mostrano un atteggiamento ambivalente verso l’AI, ma la considerano un fattore centrale. Alla richiesta di indicare i tre trend più impattanti nei prossimi 12 mesi, la disruption legata all’AI è risultata il secondo rischio, dopo gli shock dei prezzi di commodity ed energia.
Figura 2. Quale dei seguenti impatti ti aspetti che abbia l'IA, positivamente e/o negativamente?
Fonte: Sondaggio Schroders Global Investor Insights 2026.
Gli investitori si aspettano che l'IA abbia effetti complessivamente positivi su:
- Produttività e crescita economica
- Redditività aziendale
- Allocazione del capitale tra settori
Tuttavia, permangono timori riguardo al suo potenziale impatto dirompente sul mercato del lavoro e sulla sostituzione dell’occupazione. Interessante è la varietà di opinioni sull’impatto dell’AI sull’inflazione. Molti osservatori ritengono che possa contribuire a contenerla grazie ai miglioramenti della produttività, e il 48% degli intervistati concorda. Tuttavia, il 32% prevede un effetto negativo sull’inflazione, probabilmente a causa degli elevati fabbisogni energetici e degli investimenti necessari per supportarne lo sviluppo.
*Fonte: S&P, Schroders. Al 30 aprile 2026.
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