Multi-Asset View - Marzo 2026
La view mensile dei nostri esperti su asset allocation
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Nel nostro aggiornamento di dicembre abbiamo parlato dello spostamento dell’attenzione dagli atterraggi alla divergenza che ha contraddistinto economie, interventi delle banche centrali e performance di mercato. In particolare, da febbraio abbiamo assistito a una marcata divergenza tra i mercati azionari e obbligazionari, in quanto Donald Trump ha suscitato timori riguardo alla crescita negli Stati Uniti e ha stimolato l'azione di altri paesi, sia per quanto riguarda l'impegno nella spesa per la difesa in Germania, che per una maggiore propensione per il settore tecnologico in Cina. Negli Stati Uniti, continuiamo a ritenere che i timori di una recessione siano prematuri data la forza del mercato del lavoro; tuttavia, rispetto allo scorso mese, la nostra valutazione del rischio di inflazione è più equilibrata. Restiamo neutrali sulla duration, ma stiamo chiudendo la posizione lunga sui finanziari statunitensi, in quanto vi è il rischio che la curva dei rendimenti risulti più piatta di quanto ci aspettiamo e disponiamo di un rischio ciclico già sufficiente tramite la nostra sovraponderazione sulle azioni. Con la recente correzione e visto il rally del decennale statunitense, manteniamo una posizione di sovrappeso nell’indice S&P500 ma, come descritto negli aggiornamenti precedenti, rispetto allo scorso anno quando la nostra sovraponderazione si era concentrata sugli Stati Uniti, tendiamo a favorire una maggiore diversificazione dal punto di vista geografico. Da dicembre infatti abbiamo iniziato a prediligere l'Europa e, con il potenziale indebolimento del dollaro, intravediamo anche prospettive di rialzo per le azioni emergenti; di conseguenza, la nostra sovraponderazione azionaria è espressa attraverso una posizione lunga sull’indice MSCI ACWI. In Europa stiamo prendendo profitto sulla nostra posizione nell'high yield e stiamo ruotando l'esposizione ai titoli bancari, per riflettere il potenziale di maggiore rialzo economico e un contesto di rendimenti più favorevole. Abbiamo inoltre aperto una posizione lunga dell'euro sul franco svizzero, in linea con il miglioramento dell'outlook europeo e l'apparente tolleranza della Banca nazionale svizzera rispetto a un franco più debole. Nei mercati emergenti, abbiamo aggiunto un'esposizione lunga al debito locale, che riflette un carry e un valore relativo interessante rispetto alle obbligazioni dei mercati sviluppati. Il dollaro è rimasto resiliente, ma con i tassi statunitensi ai massimi, prevediamo che le valute dei mercati emergenti saranno sostenute. Manteniamo la nostra posizione lunga sull'USD rispetto al CNH, che funge da copertura contro le continue tensioni commerciali USA-Cina e la più ampia divergenza macroeconomica tra le due maggiori economie mondiali. Sul fronte delle materie prime osserviamo ora una divergenza tra sottosettori. Nell'ambito dei mercati dell’energia, si prevede che la crescita significativa dell’offerta trainata dagli sforzi dei paesi dell’OPEC+ volti ad aumentare la produzione, insieme a una sostanziale espansione dei paesi non OPEC, eserciterà una pressione al ribasso sui prezzi. Per contro, nel settore dei metalli industriali la crescita dell'offerta nel 2025 dovrebbe rimanere limitata, mentre la domanda di progetti di infrastrutture di rete e i potenziali stimoli dell'UE consentono di ipotizzare un ulteriore rialzo; di conseguenza, abbiamo aperto una posizione nei metalli industriali. Infine, manteniamo la nostra allocazione all’oro come diversificatore strategico, destinato a beneficiare della costante frammentazione geopolitica e dei rischi associati a un’eccessiva spesa fiscale. In generale, saremmo propensi a mitigare alcuni dei timori riguardo alla crescita statunitense, ma riconosciamo che l'incertezza è aumentata a causa delle politiche di Trump e abbiamo dunque chiuso le posizioni sui finanziari statunitensi e ridotto la nostra esposizione al dollaro. A seguito della nostra perplessità sulla concentrazione dell’indice S&P500, abbiamo diversificato la sovraponderazione azionaria verso l’Europa e i mercati emergenti, dove intravediamo politiche più favorevoli.
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