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Viviamo in un tempo di enormi cambiamenti. Le implicazioni della rivoluzione tecnologica, il passaggio alle politiche monetarie di stretta quantitativa e la rivolta populista contro la lobalizzazione hanno dominato il dibattito dell’ultima conferenza degli investitori di Schroders, a Madrid. Con molti mercati vicini ai massimi storici e la migliore crescita globale sincronizzata in un decennio, il focus ha riguardato i trend secolari, così come quelli ciclici. Il modo in cui queste tre transizioni si svolgeranno avrà implicazioni profonde per gli investitori e per le autorità politiche di tutto il mondo.
Lenin una volta disse: “ci sono decenni che passano senza che accada nulla; e ci sono settimane in cui accadono eventi sufficienti per decenni interi”. E’ ciò che sembra accadere con la rivoluzione tecnologica. La bancarotta di Toys R Us, l’acquisizione di Whole Foods da parte di Amazon e il divieto cinese sulle offerte iniziali di bitcoin ci hanno ricordato a che velocità corre la trasformazione tecnologica.
E tuttavia, investire è una maratona, non uno sprint. Negli ultimi dieci anni, il valore di mercato di Amazon è cresciuto di 10 volte, quello di Google di tre volte. Il valore di Sears, nel frattempo, è sceso del 90%, quello di Staples del 50%. Non sorprende che metà degli investitori presenti abbia detto che sarà la rivoluzione tecnologica ad avere il maggior impatto sui portafogli nel prossimo decennio, seguita dalla stretta quantitativa (32%), che però è stata considerata il problema chiave per i prossimi 12 mesi, e le implicazioni del populismo.
Proprio a causa della rivoluzione tecnologica, i margini e i profitti si stanno spostando a un ritmo sfidante. In alcuni settori, il cambiamento è già in atto – per esempio nella musica, nella pubblicità, nell’editoria – mentre in altri, siamo ancora ai primi passi. Il tema chiave è capire chi sarà il prossimo a essere “Amazon-izzato”.
Una domanda interessante è perché nei servizi finanziari, almeno per ora, non si assiste a una rivoluzione del genere. Il fintech ha portato a un miglioramento dei servizi alla clientela e in un forte calo del costo dei pagamenti, ma non ha innescato un cambiamento dei leader del settore. Tuttavia, le autorità politiche e i manager si stanno rendendo conto dei rischi legati alla rivoluzione finanziaria.
La stretta quantitativa è la seconda transizione da attraversare. Pochi interventi nella storia delle banche centrali sono stati tanto drammatici quanto l’espansione dei bilanci della Banca centrale europea (BCE) e della Bank of Japan (BoJ), a supporto delle loro economie. I loro bilanci oggi rappresentano l’80% e il 130% dei rispettivi PIL – cifre ben superiori a quelle della Federal Reserve. I 2000 miliardi di dollari che queste due banche hanno iniettato quest’anno è stato uno stimolo per i prezzi degli asset e un soppressore della volatilità.
Solitamente, la storia è il nostro database, ma non ci sono precedenti di stampa di moneta su questa scala, per valutare l’impatto di una marcia indietro sui 10.000 miliardi di dollari di bond con rendimenti negativi. I banchieri centrali si muovono nella nebbia. Non sorprende quindi che agli investitori restino dubbi sul ritmo dei rialzi dei tassi.
Quindi, chi vincerà e chi perderà con i rialzi dei tassi? Quale sarebbe l’impatto sui portafogli di diversi scenari? Non si parla abbastanza di questi temi. Per esempio, tassi più alti sono positivi per le banche, soprattutto negli USA. Ma – e potrebbe sorprendere – il tasso di crescita del credito delle banche dell’Eurozona ha raggiunto quello delle omologhe americane: ciò potrebbe aiutare gli istituti di credito dell’euro a mettersi alle spalle il “decennio perduto”
Dibattito irrisolto è invece quello che riguarda il significato della stretta quantitativa per la sfida azionario vs. obbligazionario. Interpellati durante la nostra conferenza, pochi investitori si aspettavano un rally di entrambi quest’anno. Un impressionante 87% punta ad aggiungere rischio nei portafogli azionari.
Infine, la terza transizione è quella spinta dalla rivolta populista contro la globalizzazione: come si manifesterà? Per lungo tempo gli investitori occidentali hanno potuto ignorare i rischi politici e focalizzarsi sulle prospettive dei settori o delle singole aziende. Molti sperano che quel periodo possa tornare. Il mio suggerimento qualche mese fa era di imparare dall’esperienza degli investimenti nei Mercati Emergenti, dove il populismo è più diffuso.
Oggi però è sempre più importante capire come il populismo occidentale possa impattare sui Mercati Emergenti tramite le politiche commerciali, poiché i Paesi sviluppati sono sempre più rivolti al proprio interno. Il 2017 è stato un anno positivo per gli Emergenti, dopo un lungo periodo di scarsa popolarità, e la ripresa si sta allargando, con Brasile e Russia che escono dalla recessione. Nei prossimi anni sarà cruciale l’intersezione tra rialzi ciclici e transizioni secolari.
Tutte le rivoluzioni, fintanto che non accadono, appartengono alla fantasia. Tutti dobbiamo però prepararci a capire come investire nel corso di esse.