Perché gli investitori stanno ripensando l’investimento “passivo” nelle obbligazioni corporate globali
Tre motivi che gli investitori obbligazionari dovrebbero considerare
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I flussi verso i fondi corporate globali a gestione attiva stanno superando di gran lunga quelli diretti verso le strategie passive. Ecco tre motivi che gli investitori obbligazionari dovrebbero considerare prima di affidarsi ad approcci passivi.
I flussi verso i fondi attivi superano nettamente i passivi
Fonte: Schroders Client Insight Unit, settore fondi: Obbligazionario – Corporate Globali, Broadridge, novembre 2025
1. Gli indici obbligazionari privilegiano le società più indebitate
A differenza degli indici azionari, ponderati per capitalizzazione di mercato, quelli obbligazionari corporate sono ponderati in base all’ammontare del debito in circolazione emesso dalle società. Ciò significa che maggiore è il debito emesso da un’azienda, maggiore sarà il suo peso nell’indice e, di conseguenza, nel fondo che lo replica.
Naturalmente, un livello elevato di debito non implica necessariamente una qualità creditizia più debole: una grande azienda con un debito significativo può comunque presentare fondamentali solidi e un bilancio robusto. Il punto è che seguendo passivamente un indice non è possibile distinguere tra società resilienti e società con una qualità creditizia in deterioramento.
Inoltre, le strategie indicizzate non tengono conto del valore relativo delle singole obbligazioni. In alcuni casi può essere vantaggioso detenere un emittente con rating più basso, beneficiando del premio per il rischio di credito aggiuntivo, mentre in altri casi no.
Come mostrato di seguito, dopo una recessione (le barre grigie rappresentano le recessioni negli Stati Uniti) si osserva tipicamente un aumento della quota di obbligazioni con rating BBB – il livello più basso dell’investment grade – all’interno degli indici investment grade, riflettendo un deterioramento generalizzato della qualità creditizia nel mercato obbligazionario corporate.
È proprio in queste fasi che emergono maggiori opportunità di diversificazione tra emittenti e la possibilità di individuare obbligazioni ‘a sconto’ rispetto al loro valore reale. Tuttavia, è necessario disporre di un processo di investimento in grado di distinguere tra gli emittenti penalizzati ingiustamente dal sell-off di mercato e quelli le cui obbligazioni sono ‘a buon mercato’ per valide ragioni.Bisogna capire perché le obbligazioni siano “a buon mercato”
Fonte: Schroders, indici ICE BofA - obbligazionario corporate investment grade in EUR, GBP e USD
2. Con le strategie passive si rischia di perdere un’enorme opportunità
L’universo globale delle obbligazioni corporate, con oltre 3.000 emittenti e circa 17.000 titoli, offre un ampio bacino di opportunità. La capacità di selezionare i ‘vincitori’ ed evitare i ‘perdenti’ può fare una differenza significativa nella performance complessiva di un fondo.
Sapete che sono le grandi banche statunitensi a dominare la classifica dei principali emittenti negli indici globali investment grade? Sono certamente tra i maggiori emittenti, ma – come mostra il grafico sottostante (il punto blu rappresenta l’extra-rendimento delle banche statunitensi) – non sempre offrono le opportunità migliori.
Banche USA: i maggiori emittenti – ma non sempre le migliori opportunità
Fonte: Schroders, indici ICE BofA: obbligazionario corporate investment grade in EUR, GBP e USD – extra-rendimenti annuali
Anche all’interno dei singoli settori esistono forti differenze tra emittenti. Un’obbligazione offre valore reale solo se non è semplicemente a buon mercato per motivi strutturali negativi. È qui che l’analisi fondamentale e i controlli sul rischio diventano determinanti.
3. Un costo più basso non significa necessariamente maggior valore
Assumendo un perfetto tracking error (ovvero un portafoglio che replica fedelmente i titoli dell’indice), le strategie passive sono destinate a sottoperformare il mercato di riferimento una volta considerate le commissioni di gestione.
Le obbligazioni corporate sono negoziate over-the-counter, con livelli di liquidità e di pricing disomogenei. Sebbene sia le strategie passive sia quelle attive affrontino queste sfide, un approccio attivo consente di sfruttare le inefficienze di prezzo e di ottenere una migliore esecuzione delle operazioni, trasformando un potenziale svantaggio in un’opportunità.
Il principale punto di forza delle strategie passive è il loro costo inferiore. Tuttavia, le strategie attive possono offrire un miglior rapporto qualità-prezzo nonostante commissioni più elevate. In altre parole, l’elevato numero di opportunità di alpha – ovvero di extra-rendimento rispetto all’indice – presenti nei mercati obbligazionari corporate, accessibili solo tramite la gestione attiva, può più che compensare il differenziale di costo.
Il grafico seguente mostra la sovraperformance media dei fondi obbligazionari corporate euro a gestione attiva rispetto a quelli passivi, al netto delle commissioni. Naturalmente, i fondi attivi migliori superano ampiamente questa media, un vantaggio non disponibile per le strategie passive.
Affidarsi a fondi passivi significa accontentarsi di performance medie
Fonte: Schroders, Morningstar – classi d’investimento con le commissioni più basse – peer group Euro Corporate Bond, dicembre 2025
In un contesto caratterizzato da elevata incertezza e da valutazioni delle obbligazioni corporate storicamente elevate, riteniamo che gli investitori stiano riconoscendo sempre più il valore e i benefici di un approccio attivo.
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